01.11.09
Posted in Lavoro, Uncategorized at 16:39 by Chiara
Le e mail non vengono mai da sole. Preferiscono, forse per quella natura minuta e impalpabile, muoversi in compagnia. Soprattutto ora che le feste sono finite e si torna, con un pizzico di malinconia, in quella postazione che avevamo lasciato prima di natale.
Secondo un’indagine ciascun dipendente rischia di trovare al proprio rientro tra 450 e 3000 mail. Numeri da capogiro. Se solo si pensa che dedicare un minuto per ciascuna mail, nel peggiore dei casi, vorrebbe dire un pò più di sei giorni di lavoro a tempo pieno.
Comunicazioni ufficiali in arrivo dalla segreteria del direttore generale, pubblicità che promettono insperate meraviglie, biglietti digitali di auguri e, infine, quasi nascosti nel marasma, i messaggi necessari per mettere a punto documenti relativi a progetti importanti.

Di fronte a questo “mare” ciascuno si organizza come può. Spesso senza adoperare alcun tipo di strategia che, invece, dovrebbe essere condivisa in un’azienda. Ciascun dipendente cerca di uscire dal dedalo a proprio modo. C’è chi riempie di filtri il proprio sistema di posta elettronica, riuscendo a passare indenni anche attraverso queste forche caudine digitali. C’è chi legge tutte le mail con metodo e ostinazione.
Probabilmente bisognerebbe:
- ordinare le mail per mittente, in modo da poter identificare con più facilità gli autori più “importanti”
- ordinare tutti i messaggi per oggetto, per distinguere quello che è spam da quello che non lo è
- ordinare i messaggi per data
Sarà meglio che nelle imprese qualcuno si prenda la briga di aiutare i propri dipendenti a cavarsela anche con queste piccole difficoltà. Altrimenti finirà per crescere la tentazione del nostro collega più scellerato. Quello che risolve il problema con estrema semplicità: seleziona tutte le nuove mail e, dopo aver tirato un sospiro di sollievo, le cancella tutte.
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11.13.08
Posted in Lavoro at 16:27 by Chiara
L’insegnamento è un mestiere che si basa sulle competenze e sulla preparazione dell’insegnante, ma che ha il più solido fondamento su di un’altra capacità, quella di trasmettere e motivare.
Lo studente arriva a scuola con tutti i problemi che appartengono all’età adolescenziale:
- insicurezza
- paura del giudizio
- vergogna
- bisogno di accettazione
Impegnato nella costruzione della propria identità, l’alunno percepisce con facilità quando e quanto un insegnante è disposto a dargli fiducia e a rispettare le proprie idee. Quello che l’allievo cerca è un riconoscimento non solo in termini scolastici ma anche nelle proprie caratteristiche personali.
Peccato che molti insegnanti, pur essendo consapevoli di rappresentare un punto di riferimento importante per i propri alunni, danno più peso al ruolo di guida e meno a quello di modello positivo di identificazione.
Sono diverse le occasioni in cui i ragazzi mettono in atto comportamenti di sfida nei confronti dei docenti. Atteggiamento che nasce dal bisogno di imporre ad ogni costo le proprie convinzioni/posizioni, sottraendosi al confronto democratico con altri punti di vista. Riconoscendo questo tipo di comportamento l’insegnante dovrebbe interrompere la relazione negativa invertendone i meccanismi in positivo.
All’interno di una classe ogni allievo costituisce un caso particolare. Per il docente il rapporto individuale con il singolo alunno rappresenta un difficile banco di prova delle proprie capacità relazionali.
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10.17.08
Posted in Lavoro at 12:44 by Chiara

Non ho dubbi sul fatto che uomini e donne siano diversi sul posto di lavoro. Entrambi hanno pregi diversi ma pur sempre utili per una posizione di comando. Vediamoli in breve:
Uomini
- maggiore capacità di raggiungere gli obiettivi
- maggiore attenzione agli aspetti economici
- bravi nel far lavorare i dipendenti
Donne
- maggiore creatività
- capacità di rischiare e senso dell’innovazione
- senso strategico
A pari merito metterei la stabilità emotiva e la capacità di autocontrollo.
Il problema è che, nonostante i riconosciuti pregi delle donne, le poltrone più importanti continuano ad essere occupate da uomini. Forse perché alcune del gentil sesso sono una grossa delusione?
Le donne con cui ho avuto la possibilità di lavorare sono preparate, agguerrite, hanno capacità organizzative e all’occorrenza sanno essere sapientemente diplomatiche, ma hanno evidenti problemi nel gestire questi “poteri”. Lavoratrici tanto preparate sul piano tecnico quanto impreparate sul piano umano. Donne che preferiscono mettere in primo piano l’ostilità e l’accanimento anziché valorizzare aspetti tipicamente femminili come l’incoraggiamento, l’intuito, la sensibilità. E allora credo che la donna non abbia ancora raggiunto un proprio equilibrio per quel che riguarda il lavoro.
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10.08.08
Posted in Lavoro at 16:16 by Chiara
All’inizio di una carriera è veramente dura. Bisogna avere “pelo sullo stomaco” e faccia di bronzo per ingoiare anche i rospi più amari.
La maggior parte delle persone, oggi, lasciano un’azienda per colpa dei torti subiti dai capi, piuttosto che per un’ insoddisfazione finanziaria. Lo mette in risalto una ricerca di Aidp (Associazione per la direzione del personale).
Secondo l’associazione le principali colpe dei capi sono:
- Non mantenere le promesse fatte
- Non riconoscere i meriti quando sono dovuti
- Non parlare sufficientemente con i collaboratori
- Parlare male dei colleghi alle loro spalle
- Invadere la privacy
- Scaricare sui dipendenti i propri errori
Chi invece resta, nonostante le delusioni, lavora meno, non accetta responsabilità, è spesso depresso, stanco e nervoso.
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