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	<title>Commenti a: Lavorare in Italia</title>
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	<description>L'arte dello scrivere...forse!</description>
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		<title>Di: Sebastiano</title>
		<link>http://www.chiaratorsello.net/blog/2008/10/31/lavorare-in-italia/comment-page-1#comment-15</link>
		<dc:creator>Sebastiano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 10:35:42 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Chiara!io lavoravo in un ufficio di una grande azienda, buona paga, ambiente sano (al caldo a gennaio, al fresco a luglio, pulito) ma per chiedere un’ora di permesso o due settimane di ferie a luglio sembrava di domandare una Grazia alla Madonna di Lourdes.Sapevo quando entravo in ufficio ma non quando potevo uscire; riunioni inutili ed estenuanti tutti i giorni, possibilmente fissate alle 17.Nei giorni di riposo o fuori turno e persino in ferie il cellulare squillava sempre e guai a lasciarlo spento (”è aziendale!!!”).
Alla fine sono ESPLOSO: me ne sono andato ed ho trovato un lavoro manuale, che seppure “sporco” e pagato leggermente di meno non mi da stress; alle 17 si smonta; non si fanno riunioni ma si lavora; il mio capo e i colleghi mi chiamano sul telefonino o sul numero di casa (che MAI avevo dato in ufficio) solo per propormi una pizza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Chiara!io lavoravo in un ufficio di una grande azienda, buona paga, ambiente sano (al caldo a gennaio, al fresco a luglio, pulito) ma per chiedere un’ora di permesso o due settimane di ferie a luglio sembrava di domandare una Grazia alla Madonna di Lourdes.Sapevo quando entravo in ufficio ma non quando potevo uscire; riunioni inutili ed estenuanti tutti i giorni, possibilmente fissate alle 17.Nei giorni di riposo o fuori turno e persino in ferie il cellulare squillava sempre e guai a lasciarlo spento (”è aziendale!!!”).<br />
Alla fine sono ESPLOSO: me ne sono andato ed ho trovato un lavoro manuale, che seppure “sporco” e pagato leggermente di meno non mi da stress; alle 17 si smonta; non si fanno riunioni ma si lavora; il mio capo e i colleghi mi chiamano sul telefonino o sul numero di casa (che MAI avevo dato in ufficio) solo per propormi una pizza.</p>
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		<title>Di: Federico</title>
		<link>http://www.chiaratorsello.net/blog/2008/10/31/lavorare-in-italia/comment-page-1#comment-14</link>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 20:05:29 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che la causa principale sia imputabile, non tanto alle aziende (e al relativo management), che, (spero e ritengo) sappiano perfettamente individuare i picchi di lavoro e lo &quot;scarico&quot; della domanda, quanto piuttosto ad una normativa del lavoro eccessivamente garantista (una volta che si è ottenuto il fatidico contratto a tempo indeterminato).
Una volta che il traguardo è raggiunto, il dipendente può tranquillamente sedersi sugli allori e godere di una rendita perpetua, purché faccia il minimo indispensabile (quel tanto che basta ad evitare richiami formali).

E&#039;, infatti noto, che in caso di licenziamento (paventato dal dipendente come senza giusta causa), la giurisprudenzia sia favorevole allo stesso dipendente, piuttosto che all&#039;ex datore di lavoro.

Il dilemma del datore di lavoro è: offrire un incentivo all&#039;esodo (la nota buonauscita), che comunque deve essere accetto dal lavoratore, (e che può, pertanto, ingenerare pretese e comportamenti opportunistici da parte di altri dipendenti) oppure accettare un comportamento lassivo?
La soluzione è pertanto, a parere delle aziende - direi anche giustamente - contratti co.co.co e co.co.pro. o altre forme a tempo determinato.
Con buona pace, si fa per dire, degli italiani!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che la causa principale sia imputabile, non tanto alle aziende (e al relativo management), che, (spero e ritengo) sappiano perfettamente individuare i picchi di lavoro e lo &#8220;scarico&#8221; della domanda, quanto piuttosto ad una normativa del lavoro eccessivamente garantista (una volta che si è ottenuto il fatidico contratto a tempo indeterminato).<br />
Una volta che il traguardo è raggiunto, il dipendente può tranquillamente sedersi sugli allori e godere di una rendita perpetua, purché faccia il minimo indispensabile (quel tanto che basta ad evitare richiami formali).</p>
<p>E&#8217;, infatti noto, che in caso di licenziamento (paventato dal dipendente come senza giusta causa), la giurisprudenzia sia favorevole allo stesso dipendente, piuttosto che all&#8217;ex datore di lavoro.</p>
<p>Il dilemma del datore di lavoro è: offrire un incentivo all&#8217;esodo (la nota buonauscita), che comunque deve essere accetto dal lavoratore, (e che può, pertanto, ingenerare pretese e comportamenti opportunistici da parte di altri dipendenti) oppure accettare un comportamento lassivo?<br />
La soluzione è pertanto, a parere delle aziende &#8211; direi anche giustamente &#8211; contratti co.co.co e co.co.pro. o altre forme a tempo determinato.<br />
Con buona pace, si fa per dire, degli italiani!</p>
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