All’inizio di una carriera è veramente dura. Bisogna avere “pelo sullo stomaco” e faccia di bronzo per ingoiare anche i rospi più amari.
La maggior parte delle persone, oggi, lasciano un’azienda per colpa dei torti subiti dai capi, piuttosto che per un’ insoddisfazione finanziaria. Lo mette in risalto una ricerca di Aidp (Associazione per la direzione del personale).
Secondo l’associazione le principali colpe dei capi sono:
- Non mantenere le promesse fatte
- Non riconoscere i meriti quando sono dovuti
- Non parlare sufficientemente con i collaboratori
- Parlare male dei colleghi alle loro spalle
- Invadere la privacy
- Scaricare sui dipendenti i propri errori
Chi invece resta, nonostante le delusioni, lavora meno, non accetta responsabilità, è spesso depresso, stanco e nervoso.
Una delle frasi che mi ha più colpito durante un colloquio di lavoro è stata che cercare un lavoro è un po’ come sposarsi: vi devono essere due volontà che si incontrano; quella del datore di lavoro e quella del prestatore.
Se veramente esistesse la volontà di trattenere in azienda le persone che valgono, di investire sulle persone, si potrebbe cercare un punto di incontro tra le opposte posizioni.